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Come trovare i primi clienti

In un’articolo di qualche tempo fa parlavo di come specializzarsi è spesso una scelta vincente. Ho parlato anche del problema del trovare i clienti in questo articolo. Se non lo hai letto, ti consiglio di iniziare da qui.

Avevo promesso che avrei affrontato alcuni temi specifici, quindi iniziamo dal primo della lista, dedicato a tutti quelli che stanno iniziando nel settore creativo, come freelance o perchè no, alla ricerca di un lavoro fisso, in agenzia.

Come ho trovato il mio primo lavoro in agenzia

Le strade per arrivare in agenzia sono infinite e allo stesso tempo molto poche. Il che vuol dire che puoi avere una botta di culo della madonna, oppure sbattere la testa contro tutti i muri finchè non entri nel posto che hai sempre sognato.
Il punto della questione è che non posso prevedere, che strada farai tu, posso raccontarti, in base alla mia esperienza e quella di molti colleghi, come ha funzionato per me e per loro.

Quando avevo circa 20 anni, entrai nella mia prima agenzia, si chiamava Decnet, poi DnSee e oggi Doing, ed è una delle migliori web agency (chiamarla cosi è riduttivo) in Italia. Come ci sono entrato? Potrei dire che è stato facile ma allo stesso tempo difficile. Circa 8 mesi prima di entrare nell’agenzia ho fatto un corso al Quasar per imparare il 3D con Maya. In realtà volevo imparare 3D Studio Max ma il corso non è partito e quindi mi hanno proposto Maya, che quasi nessuno conosceva all’epoca. Era il primo corso di Maya a Roma e probabilmente in Italia. Il corso faceva parte di un percorso molto più ampio, incentrato sulla grafica multimediale, ma visto che non avevo abbastanza soldi per pagare tutto il percorso, mi sono concentrato su quello che volevo davvero, il corso di 3D, con Maya.

I miei docenti erano i meravigliosi ragazzi della Pool Factory, che alla fine, mi fecero fare uno stage presso la loro sede all’Eur. I ragazzi della Pool sono quelli che dopo qualche anno, hanno fatto gli spot “iuhuuuuu, c’è nessuno?”(Acqua Lete se non erro), oppure quello della carta igienica con le formiche. All’epoca, però, quando ho fatto lo stage da loro, si concentravano sulla realizzazione di piccole produzioni quasi anonime e tanti progetti personali molto fichi a zero budget. Lo stage non era retribuito…ma io ci andavo lo stesso perchè èra troppo fico poter imparare da quelle persone e lavorare sulle loro macchine fantascientifiche (Silicon Graphics). Ogni giorno mi facevo la traversata di Roma, per stare a contatto con questa gente spettacolare e apprendere qualcosa di nuovo o semplicemente, farmi aprire in due per contribuire a terminare alcuni dei loro progetti.

Al termine dello stage, ho iniziato a cercare lavoro. All’epoca la soluzione più popolare era il giornale di annunci chiamato Porta Portese. Se non erro, si comprava due volte a settimana e letteralmente chiamavo ogni annuncio possibile e immaginabile, in merito al settore del graphic design e dintorni. La verità è che pur di lavorare, non chiamavo solo quelli, e anche se facevo il cameriere, mi mettevo sotto a affinare le mie skills di grafica e continuavo a cercare un lavoro in agenzia.

Dopo settimane di ricerca, ho fatto un colloquio in un’agenzia vicino casa, al Colle Salario. Mi fecero fare una giornata di prova, insieme ad altre 3 persone, e poi non ne ho più saputo nulla. Sono convinto ancora oggi, che non sia andata perchè le mie idee erano troppo avanti, ma probabilmente la verità èra che uno degli altri tre, era meglio di me. Dopo tre mesi di ricerca, centinaia di telefonate e rifiuti, tra cui:”Abbiamo già trovato” e “No grazie, cerchiamo solo italiani”, si è arrivati a Luglio, dove tutti i miei amici cominciavano a pianificare le vacanze, e io, nel salotto di casa dei miei, mi sbattevo la testa sul pc, tra Photoshop, Flash, Maya e Porta Portese cartaceo.

Trovo un annuncio in cui cercano un web designer e chiamo subito, mi fissano un colloquio per la settimana dopo. Io raccolgo tutti i miei lavori personali e qualche lavoretto fatto per qualche conoscente nell’ambito web, metto dentro anche il lettore mp3 realizzato in Flash e disegnato in Photoshop, stampo la copertina sul Cd, masterizzo e attendo il giorno del colloquio.
Il giorno fatale, vado vestito in jeans e maglietta bianca, cosi come sono, senza incravattarmi o ingiaccarmi, penso che un creativo deve essere fondamentalmente se stesso e quindi, vado cosi come sono.

Ovviamente all’appuntamento ci sono altre persone, alcuni vestiti con giacche da matrimonio, in cui palesemente non sono a loro agio, ed essendo luglio, trasudano tutta la loro tensione. I due responsabili dell’agenzia guardano il mio cd, mi chiedono di me, ci facciamo due chiacchiere, e mi dicono che mi faranno sapere. Due giorni dopo ricevo la loro chiamata per iniziare i 15 giorni di prova. Una delle gioie più grandi della mia vita rispetto al raggiungimento di certi obiettivi, è stata sicuramente quella.

Il primo progetto al quale lavoro, è il mini sito per la Jaguar. Mi diedero questo compito per sfruttare le mie conoscenze di 3D. Ancora oggi, il loghetto animato Jaguar è rimasto nella storia. Dopo 15 giorni, chiamano le persone a cui hanno fatto fare il periodo di prova, me compreso, e ci chiedono quando andiamo in ferie ad Agosto, per programmare l’eventuale scaletta di lavoro. Dopo le risposte degli altri “colleghi”, che con prontezza hanno specificato le date in cui sono in vacanza, io ho detto con tranquillità che non ho piani per le vacanze, visto che cercavo lavoro e potevo anche non farmele.

La settimana dopo ho iniziato a lavorare in Doing, che all’epoca, si chiamava DecNet. L’Art Director dell’agenzia, è tutt’ora uno dei miei migliori amici, e molti lo conoscete perchè è la voce dei relatori del CreativeProShow, Emiliano Rampazzi, oggi lavora per Square Enix.

Come sono entrato nell’agenzia?

Ho insistito, non mi sono scoraggiato in nessuno momento. Ho avuto la capacità di evolvere le mie competenze anche in un momento molto complicato. Quando mi si è presentata l’opportunità, ero pronto a coglierla al volo. L’esperienza negativa del primo colloquio, mi ha fatto capire che dovevo migliorare ancora di più. Mi sono presentato al colloquio in modo sicuro di me ma  non arrogante. Ero semplicemente me stesso e avevo il mio cd-rom che dimostrava le mie capacità, conquistate con tanto sacrificio.
Hanno scelto me, non solo perchè probabilmente ero più bravo della media, ma anche perchè avevo nella manica l’asso del 3D e sapevo come applicarlo al web design. Infine, mi sono reso disponibile, ho fatto il gioco di squadra, dimostrano gratitudine per la possibilità di lavorare per loro e preferendo lo sviluppo del mio sogno, piuttosto che andare in vacanza.

Francamente, ancora ad oggi, non comprendo come gli altri ragazzi, potessero aver già pianificato le vacanze. Se il tuo sogno è trovare lavoro, devi raggiungere quell’obiettivo. Finchè non lo raggiungi, non puoi andare in vacanza, non si va in vacanza da un sogno, da un obiettivo. In vacanza ci vai quando ti concedi un festeggiamento per i tuoi obiettivi raggiunti. La mia “vacanza”…ossia la ricompensa, era proprio il fatto di aver trovato lavoro in un’agenzia come DnSee.

Questo è l’esatto percorso che mi ha portato a lavorare nella prima agenzia in cui ho lavorato, dove ho affinato le mie skills, conosciuto tante persone meravigliose e compreso (per quello che può comprendere un ragazzo motivato a 20 anni) come funziona il mondo corporate in alcuni dei suoi aspetti. I lavori che ho realizzato in DnSee mi hanno permesso di avere un bagaglio di esperienza tale, da poter bussare, anni dopo, ad altre agenzie, ed avere credibilità immediata. Di base, con un pò di esperienza alle spalle, se le agenzie stanno cercando qualcuno, l’assunzione è praticamente garantita.

Quello che a molti sfugge, è un concetto molto ovvio. Ed è quello che ho imparato, quando mi occupavo molti anni dopo, anche della pre selezione delle risorse. E’ importante che comprendiate che un’agenzia, anche la più stronza, riceve almeno 10 Cv a settimana. Nel caso di agenzie più rinomate, possiamo superare ampiamente i 50 Cv a settimana, e non parlo nemmeno delle multinazionali…

Questo cosa vuol dire?

Vuol dire che oltre a formulare bene il vostro Cv (leggi questo articolo), devi sapere che l’agenzia, non cerca persone ogni giorno, ma nemmeno ogni mese, e spesso nemmeno ogni anno. Specialmente oggi, le agenzie sono spesso piccole e si aggirano intorno ai 10 dipendenti. Ne viene che non possono e non gli serve assumere personale continuamente. Non scoraggiarti quindi se mandi il tuo Portfolio e non ti assumono o non ti rispondono. E’ fisiologico, non hanno il tempo di rispondere a 50 persone a settimana ma credimi, c’è una cosa che puoi fare….

Manda il tuo Portfolio all’agenzia, una volta ogni 3 mesi, ricordagli che esisti, chi sei e cosa hai fatto do nuovo. Ti assicuro, che prima o poi, se sei bravo, ti chiameranno. Devi solo aspettare il momento in cui l’agenzia cerca nuovo personale e stai certo che si ricorderanno di te.

Cosa stiamo imparando quindi?

Quando mandi il tuo portfolio, sii memorabile, fatti ricordare per qualcosa. Tempo fa, un ragazzo su Facebook ha pubblicato un’immagine che, dal mio punto di vista, gli garantisce un colloquio. Lui si chiama Alessandro Wazowski e questa è l’immagine che ha realizzato per promuoversi.

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Quando l’ho vista, mi ha ricordato una delle mail che ci arrivava spesso in agenzia, da parte di una ragazza che, ogni due mesi, ci mandava una sua mail, con allegata un’immagine e il link al suo portfolio. L’immagine consisteva in una realizzazione grafica originale e spesso divertente. Quella che gli ha valso l’assunzione, è stata l’immagine di una mezza arancia con sopra la farse:”Una Creativa da Spremere”. Guarda caso è capitata proprio in un momento di un grande progetto nel quale ci serviva più personale.

“Una creativa da spremere?” – Questa qui è quella che ci scrive da 8 mesi, chiamala un pò va, spremiamola!

Capito il concetto? Tornando all’immagine di Alessandro, la trovo un’idea perfetta, per dimostrare non solo le sue skills creative ma anche la sua originalità e l’uscire fuori dagli schemi, con semplicità.

 

Come trovare i primi clienti da freelance

Partiamo dal presupposto che se stai ancora pensando a come trovare i primi clienti, probabilmente non hai una posizione fiscale e quindi sei un wanna be Freelance…e non c’è nulla di male. Abbiamo iniziato tutti dal nulla, senza sapere nemmeno cosa sia la camera di commercio e una partita iva e tutte le questioni ad essa legate.

In questa fase, concedetevi il lusso di non pensare al fisco. Pensate solo ai vostri sogni e immaginate, cosa volete fare realmente. Mandate a cagare tutta la negatività e prediche che girano su Facebook e smettete di ascoltare gente sfigata che vi vomita addosso la loro frustrazione. Pensate ai vostri obiettivi, speranze, idee e seguite le farfalle nello stomaco.

La prima domanda a cui devi rispondere

Cosa voglio fare? Cosa faccio?
Rispondere a questa domanda è essenziale per comunicare a tutti quelli che conosci, cosa sai fare, cosa fai e come puoi essere utile.

Ti prego, mai e poi mai, devi dire che fai il grafico. E’ un termine talmente generico che ti stai portando sfiga da solo.
Oggi più che mai, ti consiglio di essere SPECIFICO e far capire alle persone in una frase, cosa fai esattamente. Puoi realizzare siti web, puoi progettare logo o insegne, puoi migliorare le fotografie e restaurare le foto antiche o puoi creare animazioni in 3D come Shrek. La cosa importante è essere specifico.

Qualche anni fa mentre volavo dal Cairo a Johannesburg, mi sono messo a parlare con un ragazzo durante i tempi di attesa in aeroporto. Quando mi ha chiesto che lavoro faccio, io gli ho detto che ero un Retoucher; avendo visto il suo sguardo di una persona che non capisce di cosa stai parlando, aggiungo:”Sono quello che prendere le persone brutte e le fa diventare belle nelle riviste”. Lui si è messo a ridere come per dire che ora aveva capito.
Qualche anno dopo questa persona, mi contatta e mi dice che gli serve uno che fa diventare la gente bella, che era entrato da poco come account in un’agenzia e mi ha pensato.

Spesso la gente intorno a voi non conosce i termini tecnici, ma sa che allo zio serve qualcuno gli gli realizzi l’insegna per il negozio e gli progetti il logo o altro.
In genere tutto ha inizio dal famoso passaparola.

Se anche tu, alla parola:”passaparola” hai sentito quella sensazione di sconforto nello stomaco, ti capisco, ci sono passato anche io. La verità  è che generare il passaparola non è per niente semplice, non avviene in automatico, specie se non sei nessuno. Sei tu che devi far parlare di te, o meglio, se tu, che devi dire agli altri, cosa fai. Se ci pensi, è logico, se non dici a nessuno cosa sai fare e per cosa puoi essere utile, nessuno potrà mai consigliarti per qualcosa.

Inizia a pensare che l’auto promozione è una delle attività principali di un freelance. Ogni tuo amico, parente e conoscente, compreso il barista, dovrebbe sapere cosa fai. Del resto, pensaci, se ti serve ad esempio un gommista o un idraulico, prima di cercare su Google, non chiedi forse ad un amico?
Il passaparola è un lavoro, devi essere abile nel generarlo, senza risultare una piattola però.

Devi essere bravo al punto da avere fiducia in te e nelle tue competenze, in modo che quando esce fuori il discorso, tu non sei quello che fa grafica o siti web o foto ma sei quello che scatta matrimoni memorabili, sei quella che fa siti web che vendono e colui che realizza brochure scegliendo la più elegante delle carte, seguendo l’intero processo dalla grafica alla stampa.

Nel 90% dei casi i primi clienti escono fuori da questo passaparola e se gestiti bene, sono clienti che restano con te per molto tempo e te ne presentano altri.

Il passaparola si genera anche tramite i social e piattaforme come Behance, dove, se vali davvero, puoi avere successo in brevissimo tempo.

Sei pronto a faticare per farti conoscere?

Se ti scoraggi in questa fase, è come non accendere nemmeno la macchina. Io non mi sono scoraggiato quando 6 persone su 10 mi rispondevano al telefono:”No grazie, cerchiamo solo italiani”. Vagli a spiegare che sono più italiano che ceco. Al telefono èra complicato, avevi 5 secondi netti per dire qualcosa e andare al colloquio. Non ti devi scoraggiare mai, e sai perchè? Perchè ci siamo passati tutti, questa è la verità. All’inizio sembra impossibile, sembra che non ce la puoi fare, che semplicemente non va.

Quando succede, usa questi momenti per una sana autocritica e cerca di capire quali sono i motivi del rifiuto. Non sei ancora abbastanza preparato? Devi migliorare il tuo portfolio? Devi aggiungere qualche skill al tuo flusso di lavoro?
Magari devi prendere in considerazione di seguire un corso di aggiornamento o un seminario specialistico come questo che sto organizzando a Marzo con uno dei migliori digital artist in Europa, magari devi solo insistere e aspettare e rifinire la tua presentazione. La cosa vitale è non abbatterti e riflettere obiettivamente su quali possano essere i motivi di un rifiuto o della mancanza di commesse.

Magari quello che offri è un servizio che offrono i molti e non ti differenzi in nessuno modo dagli altri? Quale è il tuo valore aggiuntivo? Perchè dovrebbero scegliere te invece che qualcun’altro? Lo stai comunicando correttamente nella tua presentazione, Cv o Portfolio?

Stai spiegando perchè sei tu la persona giusta? Credi in te stesso? Affideresti a te stesso un progetto?

Stai capendo dove sto andando a parare vero?
Quello che stai intuendo è che i clienti pagano e quando qualcuno paga, non lo fa molto volentieri. Vuole essere sicuro di investire bene i propri soldi ed è tua responsabilità come Designer e Freelance, rassicurare il cliente e fargli capire che tu e le tue competenze, sono il giusto investimento per lui. A proposito di questo argomento, ti consiglio di vedere questo video (o leggere l’articolo) in cui parlo proprio dei soldi e del rapporto con i clienti.

Fare il freelance non vuol dire solo saper usare Photoshop o altri software o scattare foto. Fare il freelance, inizia col imparare a farsi conoscere e far capire agli altri, che il servizio che offri, ha valore e che l’investimento su di te, porta risultati.

Ma come la mettiamo col fisco?

Finchè il tuo giro di affari non supera una certa soglia annua (non mi ricordo bene, ma credo siamo intorno ai 5000 euro), non hai bisogno di aprire una partita iva, puoi lavorare con ritenute d’acconto. In alcuni casi, puoi anche accettare di partecipare a dei progetti che ti interessano e appassionano, pur di farti portfolio. So cosa stai pensando, alla enorme stronzata che gira in rete che non si lavora gratis. Il punto è che non ti sto dicendo di lavorare gratis, ti sto dicendo di partecipare a progetti che ti  interessano.
Si nasce creativi per passione e per il piacere di fare cose fiche, di divertirsi, di creare. Se ti capita una collaborazione o un progetto che ti piace ma non c’è budget, sentiti libero di accettarlo, e non sentirti lo sfigato di turno. Gli sfigati sono quelli che ti criticheranno. Vuol dire che hanno perso la loro passione e…forse, non l’hanno mai avuta.

Il lavoro è una cosa, il divertimento un’altra, spesso si uniscono, ma non bisogna dimenticarsene. Non si lavora gratis, si disegna per amore.

Work For Money, Design For Love.

Ci leggiamo al prossimo articolo!

#1 Mollo tutto e me ne vado: vivere all’estero

Mentre scrivevo il titolo di questo articolo, ho immaginato decine e decide di pagine di un libro. Potrei parlare di questo argomento per ore, forse giorni e non mi stancherei mai. Ci sono cosi tante cose da dire che ho pensato, di aggiungere un bel cancelletto davanti al titolo e un numero uno, per simboleggiare che questo argomento, verrà trattato in più capitoli, proprio come accadrebbe in un libro.

 

Mollo tutto e vado a vivere all’estero

Come prima cosa, è importante specificare, che non bisogna mollare niente. Chi pensa di mollare tutto, parte già male. Non si può scappare dai propri problemi. I propri problemi vanno risolti e vi inseguiranno ovunque andrete (beh, qualche volta, alcuni li potete anche seminare…).

Non si molla niente, quando si cambia un paese. Siamo essere umani e ci portiamo dentro le nostre emozioni e le nostre esperienze di vita. A meno che non siate dei robot, è impossibile semplicemente mollare tutto. Il concetto di mollare è totalmente errato e chi pensa di cambiare paese con questo mindset, può anche smettere di leggere.

Si cambia paese per esigenza, per voglia di cambiare, per trovare nuove opportunità, per esplorare, per seguire qualcuno e per mille altri motivi (magari anche due o dieci mila)…ma non si cambia, mollando tutto.

Per mollare tutto dovreste bruciare il vostro passaporto, dimenticare i vostri amici, la famiglia, annullare le vostre emozioni e tutto quello che siete ad oggi.

Non si molla, si evolve, si ricerca, si guarda avanti, si prova e si esplora la vita.

[Tweet “Non si molla, si evolve, si ricerca, si guarda avanti, si prova e si esplora la vita.”]

 

Vivere all’estero, si, ma dove?

Cosa vi spinge al cambiamento? Penso che questa sia una delle domande più importanti da porsi. Credetemi, l’Italia è uno dei paesi più belli al mondo. Sono davvero pochi i paesi con una posizione geografica cosi vantaggiosa come quella dell’Italia. Città storiche, paesini, monti, laghi e mari…in Italia abbiamo tutto e a pochi chilometri di distanza.

In Italia si mangia bene, c’è gente meravigliosa che sa accogliere e farti sentire a casa. Quindi, perchè volete cambiare? Questa è la prima domanda che dovete porvi e, rispondere in modo dettagliato, chiaro e preciso.

Prendete un foglio e una penna e rispondere, con una frase, alla domanda:”perchè me ne voglio andare all’estero”.

Qualcuno dirà che vuole nuove opportunità di lavoro, altri diranno che vogliono viaggiare, altri ancora che cercano un clima differente o nuove opportunità. Qualsiasi sia il motivo, cercate di essere il più specifici possibile.

 

Voglio andare a Londra

Una risposta tipica è quella di chi vuole andare a Londra. Londra sembra sia la prima meta che viene in mente ad una persona che se ne vuole andare dall’Italia.

Personalmente lo trovo assurdo, sembra quasi una risposta automatica. Perchè proprio Londra? Il mondo è cosi grande, cosi vasto, ci sono cosi tante città.

Molti vanno a Londra per imparare l’inglese. Quanti sono tornati non riuscendo a vedere nemmeno un film in lingua originale? Non pochi.

Il punto del discorso è che se volete imparare l’inglese, ci sono decine di città che vi permettono di apprendere la lingua inglese, a prezzi inferiori. Volete apprendere l’inglese British o preferite l’inglese Americano? Spesso chi “va a Londra” nemmeno se la pone la questione.

Che accento volete apprendere? Vi aspettate di apprendere il cockney? Perchè non andare a studiare a Brighton o Manchester? Oppure se vi piace l’inglese meno “palo al culo”, perchè non andare negli stati uniti, Città del Capo o Australia?

Come vedete, alcune scelte, spesso vengono prese di getto, senza pensare. Si pensa solo ad “andarsene” ma in realtà, non si ha la più pallida idea del perchè e cosa aspettarsi dall’altra parte.

 

Aprire una società all’estero

Un discorso collegato a questo argomento, è il fatto di andare all’estero per aprire un nuovo business. Allo stesso modo, come avviene per il voler andare a Londra, per studiare l’inglese, si pensa subito a Londra, per aprire una nuova società.

Perchè non prendere in considerazione la Bulgaria (Amazon sta spostando tutti i propri call center proprio qui), che ha una delle tassazioni più basse di tutta l’Europa. La velocità di internet è una delle più rapide di tutto il mondo! La connessione arriva fino a 100 megabit e non supera i circa 30 euro al mese.

Perchè non Dubai, zona completamente esente da tasse per i residenti? Perchè non Malta? A un passo dall’Italia, clima meraviglioso e agevolazioni fiscali incredibili?

Londra è una delle città più care al mondo. Sperate di vivere al centro e fare la bella vita, o è più probabile che finirete in periferia, passando ogni giorno un’ora o più, sui mezzi pubblici, condividendo a trenta anni, un’appartamento con altre cinque persone?

Affittare un appartamento con una sola camera da letto nella zona 1, costa circa 2000 euro al mese e si sale a circa 3000 euro per un’appartamento con due camere da letto. Nelle zone più lontane si va a pagare circa 1000 euro al mese, per una media generale, di circa 1500 euro al mese, costo sicuramente non basso, per la media dei lavoratori, che decidono di scegliere Londra, come propria base.

Non a caso si tende a condividere l’appartamento con altre persone ma…personalmente, ritengo che condividere un’appartamento quando hai più di trenta anni, è segno di imminente fallimento nella propria vita. Si, condividere a venti anni ma non dopo i trenta, quando si presuppone, che si inizia a pensare ad una famiglia e a realizzarsi seriamente.

Se siete quindi nei venti, ok, ben venga, tutta esperienza, ma se state prossimi o oltre i trenta e non avete un lavoro garantito che vi fa guadagnare almeno 3000 sterline al mese, lasciate perdere.

 

In cerca di opportunità

Il mondo è pieno di opportunità e la cosa più importante è capire, cosa desiderate dalla vita. Cosa cercate. Qui a Cape Town ad esempio ci sono tantissimi tedeschi che vivono 6 mesi qui e 6 mesi in Germania. Nella stagione invernale tedesca, sfuggono al freddo e si godono il sole in Sud Africa. La maggior parte di questi poi, sono amanti del surf e si sa, in Sud Africa ci sono le condizioni climatiche perfette per chi fa Surf o Kite Surf.

Cosa amate della vita? Cosa cercate? Volete un paese con 24 gradi costanti? Cercate il calore della cultura latina? Volete stare nel casino di una metropoli?

Cosa volete? Cosa cercate? E sopratutto…

 

Come vi immaginate la vostra vita quotidiana una volta che ci vivete?

Un conto è vivere in un posto da turisti e un conto è Vivere in un posto da cittadini del luogo. In genere, in base alla mia esperienza di vita in diversi continenti, è solo dopo sei mesi di vita in un posto, che si inizia a vedere il paese con occhi differenti, non turistici, ma da persona integrata nei processi quotidiani.

Un turista quando viene a Roma, vive la Roma bella, va a Piazza Navona, spende 6 euro per un cafe, va nei locali, vive la tradizione dei motorini pronti al semaforo come se fosse la pole position. Un turista si gode i monumenti, compra le rose per strada dai venditori ambulanti, visita i musei.

Nel weekend va a visitare Pompei, mangia una bella frittura di pesce a Sorrento e il giorno dopo visita Pisa e si gode Firenze, gustando la carne toscana.

Ma cosa fa un romano? Bestemmia sulla tangenziale, manda a fan culo il venditore ambulante, che gli vende da 20 anni sempre le stesse rose del cazzo e sicuramente non si prende un cafe a Piazza Navona, al limite beve dalla fontanella e si fa una birra la sera (quando va bene) a Campo Dè Fiori.

La vita da turista, non è quella da cittadino residente e con questo, cambia l’intera esperienza. Da residente, si inizia a vivere la routine del posto che avete scelto e proprio per questo, dovete essere molto attenti al posto che scegliete, affinchè vi possa dare tutto quello che desiderate, e che prima, pensavate di non avere.

Integrarsi nel sistema di un’altro paese, non è sempre semplice. Ci si scontra con inevitabili conflitti culturali e bisogna essere davvero convinti del passo che si è deciso fare. Dovete sentire che intorno a voi c’è quel “motivo” per cui avete deciso di cambiare. In poche parole, ne deve valere la pena perchè, i problemi ci sono ovunque. Il traffico prima o poi, arriverà dappertutto e la burocrazia, nel bene o nel male, è presente in ogni paese.

 

Ne deve valere la pena

Vi dovete alzare ogni mattina, guardarvi intorno ed essere convinti della scelta che avete fatto. Che sia il paesaggio fuori dalla vostra finestra, che sia la persona che vi sta accanto, il conto in banca, le opportunità o la famiglia, dovete essere convinti che ne vale davvero la pena.

Quando abitate all’estero, salvo che non abbiate un conto in banca a tanti zeri, già in partenza, non sarà facile, siete pur sempre stranieri. Non siete integrati, dovete imparare gli usi e i costumi, dovete farvi nuove amicizie, capire come funzionano le cose e magari, imparare una lingua nuova.

All’inizio è tutto bello, eccitante e facile. Ma credetemi, suonato il sesto mese (più o meno), appare una nuova faccia della vostra vita, nel nuovo posto scelto.

Immaginate di andare a vivere in Thailandia e quante difficoltà iniziali ci potranno essere. Differenze culturali, alimentari, climatiche, fuso orario, e tante altre cose cosi radicali, che se scegliete la Thailandia, dovete essere davvero innamorati di alcuni elementi che, ogni mattina e ogni sera, vi fanno dire:”Si cazzo, è la scelta giusta nonostante tutto”.

 

Il cambiamento è importante.

Ogni volta che si cambia, si mostrano nuove opportunità. Chi non cambia, lentamente, muore, perchè non evolve.

Il cambiamento, tuttavia, non deve essere sempre legato alla posizione geografica. In primis, il cambiamento deve avvenire nella nostra mente, bisogna smettere di pensare come la massa e vivere la propria vita, secondo le proprie aspettative da essa.

La vita è una,  tocca viverla al meglio, cercando di realizzare qualcosa, per cui valga la pena di aver vissuto.

[Tweet “La vita è una, tocca viverla al meglio, cercando di realizzare qualcosa, per cui valga la pena di aver vissuto.”]

 

La vita è nelle tue mani

La cosa più bella, la vera ricchezza, per me, è sentire che la mia vita è nelle mie mani. Sapere che posso modellare il mio percorso a mio piacimento, prendendo scelte e non dover chiedere permesso a nessuno, è una di quelle cose che mi ha spinto a fare il freelance. La libertà è uno dei miei valori più importanti, la libertà di scegliere e di non essere rinchiuso in una scatola, dovendo mendicare le ferie al mio capo.

Per avere questa libertà, ho scarificato molto e ho preso scelte che, probabilmente pochi avrebbero fatto.

Si cambia per avere una vita migliore, che sia andare all’estero o meno, prima di tutto, dovete sapere, in modo MOLTO chiaro, cosa volete davvero dalla vita.

 

Dove sei tra 3 anni?

Provate a rispondere a questa domanda:”Dove vi vedete da qui a 3 anni?”.
Immaginate una foto o un breve filmato, di voi tra 3 anni. Dove siete? Con chi siete? Cosa avete intorno? Come siete vestiti? Che lavoro fate?

Immaginate la scena nel modo piu dettagliato possibile e, valutate, se quello che vedete è quello che vorreste. Se la scena che vi si prospetta, non vi piace, provate a immaginare una foto di quello che vorreste, che la vostra vita fosse, da qui a tre anni.

Immaginate in modo chiaro e limpido cosa vorreste essere, dove vorreste essere, con chi, ecc…e poi, prendete la vita nelle vostre mani, e iniziate a muovere i primi passi per arrivarci, anche se solo con la fantasia, ma iniziate e visualizzare e a capire, cosa volete davvero dalla vita.

In bocca al lupo per tutto e… al prossimo articolo!

positive mindset

La prima qualità delle persone di successo

Le persone positive sono contagiose, si sa. Coloro che hanno passione, sono ispirati dal loro lavoro e sono sempre alla ricerca di un punto di vista positivo sulle cose, hanno la capacità di contagiare positivamente le persone intorno a loro, scatenando una reazione a catena che può compiere “miracoli”.

Non siamo dei santi

Ovviamente il fatto di essere positivi, non vuol dire che gli imprenditori o i freelance, non siano anche persone sottoposte a stress e a grandi dosi di caffeina.

Per far fronte ai molteplici impegni quotidiani e responsabilità costanti, che ha un imprenditore, è essenziale, mantenere un punto di vista sempre positivo.

Le lamentele sono il tuo limite

Nella vita e nel lavoro, dovremmo limitare il più possibile le lamentele. Anzi, imparate ad eliminare del tutto le lamentele dalla vostra vita. Questo fenomeno del tutto umano, no ha nessuno scopo positivo, nè per la vostra vita e nemmeno per il vostro business. Le lamentele non hanno nessun uso pratico e sono inutili.

Molti freelance e imprenditori di successo, sono convinti che approcciare i problemi con positività, facilitano una visione più lucida delle cose, facilitando la risoluzione degli stessi.

[Tweet “La lamentela è uno stato di difesa, che limita il tuo successo e la tua crescita.”]

Questione di benessere interiore

Le persone positive, spesso e volentieri, sono anche persone equilibrate a livello interiore. E’ essenziale avere abitudini sane e un’approccio alla vita propositivo.

Le persone negative, che poi sono quelle che amano lamentarsi, tendono a riflettere il loro essere in tutto e per tutto: dalla loro postura, al loro tono di voce, al modo di scrivere sui social e perfino nell’alimentazione.

Imparare ad autogratificarsi

A differenze delle persone propositive e positive, quelle negative, tendono a buttare giù tutto e tutti, se stessi compresi. Questa polemica costante su ogni cosa, genera una cappa di energia negativa che spesso, può essere percepita intorno a loro. Queste persone non sanno nemmeno apprezzare le loro vittorie e quando lo fanno, forse in fondo, nemmeno ci credono più di tanto.

Hanno in loro il gene dell’autoflagellazione costante, che non fa altro che limitare la loro crescita e le loro opportunità nella vita.

Le persone di successo, invece, hanno imparato ad autogratificarsi per ogni piccola conquista o vittoria che ottengono. Può sembrare stupido ma, concedersi una ricompensa per avere raggiunto un obiettivo, piccolo o grande che sia, può avere un’influenza estremamente positiva sul nostro subconscio.

Questione di frustrazione

Quando si cercano di fare tante cose insieme, è quasi fisiologico che non si possano raggiungere grandi risultati. Il multitasking si sa, manda il tilt il cervello e fa partire un vero e proprio processo di stress mentale.

Imvece di lamentarsi quindi di non riuscire a fare qualcosa, proviamo a riflettere sul nostro approccio e sulla nostra strategia. Invece di pretendere di essere bravi in tutto, troviamo quella cosa che ci appassiona davvero e nella quale sentiamo di poter eccellere, e concentriamoci solo su quella.

Il segreto della felicità

Il segreto per riuscire a fare tutto questo, è avere il pieno controllo dei propri pensieri. Molte persone credono di non poter controllare la loro vita e si fanno trasportare dagli eventi. Accettare gli eventi per cosi come arrivano, è una cosa che può portare ad un disastro, sia nella vostra vita personale che professionale.

L’essere umano ha la capacità innata di scegliere, come reagire di fronte agli avvenimenti e sta a noi, e a nessun altro, decidere come interpretare quello che accade e sfruttarlo o meno, a nostro vantaggio.

Sei il riflesso delle parole che usi

E’ indubbio che il tipo di parole che usiamo, delineano in qualche modo il nostro essere. C’è una stretta correlazione tra un atteggiamento negativo e le nostre parole.

Se siate soliti fare il pieno di parole come “ma” e “però” (provate a contare quante volte le usate in una sola giornata). tenderete inevitabilmente ad essere delle persone che cercano delle scuse, al posto dell’azione pura e concreta.

Coloro che usano spesso i termini come:”ah ma non si può fare”, “eh non dipende da me”, “e che ci posso fare”, diventeranno delle persone che non hanno il pieno controllo della propria vita e delle opportunità che gli si possono mettere davanti.

La loro sorte, nella testa di queste persone, dipende sempre da qualcun altro. Sono gli altri che sono responsabili per le loro opportunità o i loro fallimenti.

State cogliendo il punto della questione? Avere il pieno controllo dei proprio pensieri, è essenziale per saper reagire nel modo giusto, davanti a quello che vi si pone davanti.

La forza delle parole positive

Imparare ad usare parole positive, diminuisce i livelli di stress nell’organismo, rilassa la nostra mente e ci apre la visione verso nuove opportunità. Potremmo dire che i pensieri negativi, spengono la capacità di vedere opportunità. E’ come spegnere la luce e non vedere più nulla.

I pensieri positivi, un approccio alla vita energico e positivo, accende la luce e ci fa vedere le cose da punti di vista diversi e pieni di opportunità.

Imparare a vedere le opportunità nella propria vita è una qualità da coltivare assolutamente, per chi vuole raggiungere livelli di soddisfazione nella vita di un certo tipo. E’ troppo facile lamentarsi, invece che sforzarsi nel vedere le opportunità.

E’ piu facile essere delle persone negative che delle persone positive. E’ più facile lasciarsi andare alla polemica o alla critica che rimboccarsi le maniche e affrontare le cose con un atteggiamento positivo, atto a risolvere le situazioni e creare opportunità, per se stessi e per gli altri.

Ecco perchè l’essere positivi, è una delle armi vincenti, delle persone di successo.

 

 

Sbloccare il blocco creativo? Ecco come

Viviamo in un periodo, in cui siamo letteralmente soffocati dall’informazione e siamo circondati da un’eccessiva quantità di dati che ci girano intorno quotidianamente.

Coloro che capiranno cosa lasciare fuori, si potranno concentrare su quello che conta davvero. L’eccesso di informazione che ci inonda ogni giorno, è uno dei principali motivi del blocco creativo, sempre più frequente tra gli artisti.

[Tweet “L’eccesso di informazione che ci inonda ogni giorno, è uno dei principali motivi del blocco creativo, sempre più frequente tra gli artisti.”]

Il motivo del blocco creativo è proprio il fatto di avere un’illimitata possibilità di scelta. Un esempio lampante è ad esempio, quando non si sa decidere che software di 3D iniziare ad usare, per imparare a modellare, e si finisce per posticipare l’apprendimento a tempo indeterminato…

Perchè non avere limiti ci blocca?

Immaginate di avere un cliente, che vi commissiona un compositing, per la sua campagna pubblicitaria. Ora immaginate di non ricevere nessuna indicazione, nessun brief, nessun moodboard, nessun riferimento, avete carta bianca.

Non ricevere nessun limite, ci mette di fronte a infinite possibilità di scelta e, il solo fatto di dover pensare a tutte le opzioni possibili, ci porterà, spesso e volentieri, al blocco creativo.

Dall’altra parte, l’avere un brief e delle indicazioni specifiche, ci aiuta a concentrarci su un problema specifico e risolverlo in modo creativo.

Come sbarazzarsi del blocco creativo?

Per assurdo, il modo migliore per sbarazzarsi del blocco creativo è proprio il fatto di mettervi in una situazione, nella quale avete dei limiti ben precisi. Nel nostro lavoro creativo, avere dei limiti, significare avere libertà di creare. Avere un foglio bianco, significa limitare la nostra creatività.

Quando parlo di limiti, parlo di qualsiasi tipo di limite che possiate immaginare. Possono essere limiti di tempo, limiti geografici o altro.

Indovinate chi diventa più creativo? L’artista che ha 4 ore di tempo per presentare un’idea o l’artista che ha 2 mesi per la stessa cosa?

Basta con le scuse

Anche le scuse sono causa del blocco creativo o forse, è il blocco creativo a creare delle scuse? Ai fatti, però, bisogna imparare a produrre, con il materiale e con il tempo che si ha a disposizione.

Vi è mai capitato di non buttarvi in un progetto perchè, in fondo, per farlo bene, vi serve la Canon appena uscita e un set di luci che non potrete comprarvi per i prossimi due anni? Ovviamente ironizzo, ma spesso e volentieri è cosi.

Giustifichiamo la nostra non produttività, con la mancanza di mezzi, quando poi, ci sono persone, che con mezzi inferiori ai nostri, riescono a compiere miracoli.

[Tweet “I limiti, sono la chiave le sprigionare la creatività.”]

Imparate a limitarvi

Internet è stupendo, meraviglioso. Avere accesso a tutto, in qualsiasi momento, è una cosa miracolosa ma, allo stesso tempo, può soffocare la vostra creatività. Imparate a lasciare fuori questo eccesso di informazioni costanti e, quando si tratta di creare, in modo attivo, perchè no, spegnete tutto, e tornare al buono e caro, foglio di carta e matita.

In quanto artisti, siamo più stimolati da quello che non vediamo, rispetto a quello che vediamo. Scegliere di non vedere, per poterlo immaginare, può essere un modo molto efficace, per vincere il blocco creativo.

Le strategie per essere un freelance migliore

Si parla molto delle tecniche che un creativo dovrebbe utilizzare nel proprio lavoro ma si affronta molto poco, il tema legato agli aspetti strategici dell’essere un freelance.
In questa serie di video, che iniziano proprio con questo, Martin Benes, freelance e fondatore del CreativeProShow, vi parla di alcune strategie da tenere in considerazione per crescere più rapidamente e avere successo come freelance o imprenditore di se stessi.

 

Se avete domande o volete approfondire questo tema, lasciate un commento qui sotto o direttamente dentro il nostro canale YouTube!

 

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Vuoi più clienti? Ecco la risorsa usata dai Pro!

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Avere un numero maggiore di clienti o più clienti di qualità (quelli che pagano bene e non ti fanno impazzire) è un desiderio di molti freelance. Sicuramente avrai già inserito nella tua lista dei buoni propositi o degli obiettivi, per l’anno 2017, quello di aumentare il tuo numero di clienti per avere un fatturato maggiore.

Si ma come arrivare a più clienti?

I modi per ottenere più clienti sono molti, e pochi di questi sono realmente lineari. Conquistare un nuovo cliente è spesso un mix di lavoro a lungo termine, costante miglioramento, qualità del servizio/prodotto offerto, una manciata di culo, e il giusto tempismo.

Ci sono però anche alcuni strumenti, come quello di cui ti sto per parlare e di cui, ho parlato spesso nei webinar che tengo durante l’anno, che ci permettono di entrare in contatto con le persone giuste e proporci come collaboratori fissi o freelance.

Per andare al sodo, parliamo di BIKINI LIST. No, non far viaggiare la tua fantasia. Non è quello che pensi.
Bikini List è un sito web nel quale trovi, organizzati per categorie, i contatti di tutte le persone che contano nel settore creativo. Dagli Art Buyer, agli Art Director. Studi creativi, agenzie di pubblicità, riviste, ecc.

In poche parole, parliamo di un database, costantemente aggiornato e verificato, delle persone giuste, a cui mandare il proprio portfolio, per avere più lavoro di qualità.

Bikini List ha un periodo di prova gratuito, dopo di chè, si paga, in base alla regione che scegli (ad esempio Europa o Asia).
Questa risorsa èra riservata solo agli addetti del settore e ancora oggi, pochi la conoscono. E’ una di quelle chicche che nessuno ti vuole dire e forse mai ti dirà che esiste.

Un grande consiglio!

La prima impressione è ciò che conta. Seleziona con criterio i contatti a cui vuoi mandare il tuo portfolio e accertati, che questi, sia davvero solido, per usare il termine di Mirko Camia, mio amico e relatore del CreativeProShow. Non avere quindi fretta di presentarti, fallo solo quando sei pronto al 85%. Non aspettare il 100%, potresti non arrivarci mai e perdere tante occasioni.

Sistema il tuo portfolio su Behance, seleziona i contatti a cui presentarti, e parti alla grande!

Buon Natale e Anno nuovo amici!

Come formulare il giusto prezzo?

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Inutile dire che non esiste una formula magica o esatta che possa rispondere a questa domanda. Quello che farò però, è darvi informazioni sensate e il più possibile meno generiche che vi possano aiutare nel capire quale è il prezzo giusto per i vostri servizi.

Il tutto inizia facendo omaggio ad un mio caro amico, Alessandro, che ho visto crescere come commerciale. Dal nulla, oggi è diventato un validissimo commerciale, e quindi, iniziamo con…

Quanto c’hai in tasca?

Faccio questa breve premessa per farvi capire che ogni cliente, in genere, ha un budget o se vogliamo essere più precisi, sa, o pensa di sapere, quanto va a guadagnare con il servizio che gli state offrendo.
Voglio essere ancor più specifico: se il cliente che avete davanti, ha idea del valore del vostro servizio, sa quanto è disposto a spendere.

Ma vi voglio dare una cosa ancora più approfondita: Se il cliente crede nella propria idea e quindi nell’esigenza di realizzarla, sa quanto questo intervento vale per lui e quanto gli farà guadagnare.

Ogni cliente ha una certa somma in tasca da spendere e questa dipende da quanto il vostro intervento lo farà guadagnare.

Facciamo qualche esempio concreto

Richiesta del cliente A: Il ferramenta a gestione famigliare sotto casa, nato nel 1939, vi chiede di rifargli il logo e un volantino per i loro prodotti in offerta. 

Prima di passare al computer e sviluppare un’idea, dovete capire, e ragionare da commerciale e porvi qualche domanda come: L’attività in questione ha davvero bisogno di un logo nuovo? Quanto il mio lavoro può aumentare il fatturato di questa attività?

La risposta è ovvia: poco o niente. Il ferramenta sotto casa a gestione famigliare non ha bisogno di espandersi e diventare un franchising (se così fosse, la storia sarebbe ben diversa), probabilmente il figlio del padre che ha preso in mano l’attività sente che vuole dare una rinfrescata e investire due spicci nel logo e farsi fare un volantino (che sente che potrebbe farsi anche da solo in Word) per presentare la sua offerta e dare un pò più di visibilità ai propri prodotti.

Probabilmente investirà più nel volantinaggio che nella grafica, solo perchè non può andare personalmente a consegnare i volantini ma pensa che può farsi sicuramente da solo il logo e il volantino.

Questo cliente chiaramente non vede un vero valore in quello che vi sta chiedendo, anzi, probabilmente sottovaluta la vostra reale necessità e si rivolge a voi solo perchè non ha tempo di farsi le cose da solo. Quanto ha questo cliente in tasca, da destinare al progetto grafico, secondo voi? Forse farebbe prima ad andare in una tipografia della zona e farsi fare il tutto a 50 euro iva e stampa inclusa. Giusto?

Quanto vale il vostro tempo? Lavorare per un cliente del genere, probabilmente vi porterà via almeno una settimana e finirete con un gran mal di testa e poca soddisfazione e i soldi che riceverete, non saranno molto distanti da quello che il cliente pagherebbe in una copisteria di zona.

 

Richiesta del cliente B: Pizzeria di zona che sta cercando di espandersi e aprire nuovi punti vendita, ha bisogno del logo e tutta l’immagine coordinata.

Suona diverso già da come viene proposto vero? Probabilmente avete a che fare con due tipi di persona: nel caso positivo, avete a che fare con un imprenditore che ha una visione e vuole investire perchè capisce quanto sia importante la giusta immagine coordinata. Nel caso negativo, avete a che fare con un bugiardo che vi sta promettendo un lavoro molto grosso ma finisce la frase con:”Intanto facciamo questa prima cosa, poi ci allarghiamo e stabiliamo una collaborazione continuativa”. Sfrutta quindi il vostro desiderio di lavorare su un grande progetto, gasandovi, per farsi fare intanto un logo al volo, magari anche gratis.

Analizziamo le due situazioni:

Caso positivo: Unico punto di attenzione in questa situazione è che il cliente, è sotto stress per gli investimenti che probabilmente sta già facendo. Il rischio che il suo budget sia davvero basso è possibile. Investire in una catena di pizzerie non è sicuramente economico e l’investimento nella comunicazione, tende ad essere ridotto al minimo necessario, pur capendone l’esigenza.

Dovete fare un ottimo lavoro di comunicazione per arrivare al budget da voi richiesto per far tornare il cliente alla sua idea dell’importanza di un buon coordinato. Ovviamente avete di fronte una situazione dove il budget c’è e ci deve essere e il vostro cliente deve avere la percezione sicurezza che voi siate la persona giusta, per realizzare un branding di successo per la sua attività.

 

Caso negativo: Questo situazione può essere molto problematica e spesso i clienti di questo genere sono molto amichevoli ed espansivi:”Facciamo questo, facciamo quello”. In pratica tornate a casa che vi vedete già come consulenti e art director di Costa Cafe o Starbucks. La verità spesso è che questa persona sogna di fare quelle cose ma non ha nemmeno i soldi per aprire realmente il primo locale. Vi sta montando davanti agli occhi il suo sogno che non ha modo di finanziare e vi sta chiedendo, in qualche modo, di farne parte, quasi come socio. Fate molta attenzione a queste proposte perchè, nessuno chiede a uno sconosciuto di essere socio dell’idea della sua vita. Questo succede solo tra amici molto fidati.

Un’imprenditore vero, preferisce pagare per poi avere tutti i profitti per se stesso che far entrare un socio per non spendere magari 3000 euro sulla comunicazione. Cosa vi fa pensare? E’ il classico caso della carota e del cetriolo. Vi fa vedere la carota, per mettervi il cetriolo.

Finirete per fare proposte su proposte gratis per poi magari sentirvi dire:”scusa, non è andata, intanto ti do questo 400 euro…bla, bla, bla.”.

Cosa abbiamo imparato?

Che ancora prima di pensare ai soldi, dovete capire che situazione avete davanti e quanto il vostro servizio possa realmente fare la differenza, per l’attività del cliente. Se parliamo di prezzi, parliamo di business. Impariamo a essere un pò commerciali e capire le varie situazioni.

Come funziona il mercato

In base a quanto scritto sopra, è evidente che il mercato percepisce il valore in modo differente e cosi è anche per i soldi. Mi è capitato di lavorare su siti web da 700 euro e su siti web da 6000 e 30.000 (in lire circa 50.000.000). Dovete capire che non è il prezzo a fare la differenza ma in primis, il valore aggiunto generato da questo investimento. Una cosina che si chiama ROI.

Roi non è il nome di un surfista biondo e fisicato della California ma è la sigla per Ritorno d’investimento. Funziona cosi:

Se io investo 500 euro in un progetto. Mi aspetto che questo investimento mi renda 500 per X. Se investo 500 e non ho idea di quanto mi torna o non ho nemmeno una minima idea di questa cosa, rientro tra i clienti che gestiscono male il proprio business e i propri investimenti.

Vedete il problema?

No? Il problema siamo noi. La maggior parte dei creativi vogliono sapere quanto farsi pagare, senza avere idea, ma proprio la più pallida idea, di quanto il loro servizio valga realmente. Oltre a questo, molti ignorano completamente cosa sia il Valore.

Il Valore non è solo un ritorno economico ma può essere un valore di immagine e via dicendo (che cmq alla fine dei conti, si trasforma in qualche modo in quello economico).

Domanda

Quanto vale per il tuo cliente quello che gli offri?
Riformulo:

Quanto vale per il tuo cliente quello che gli offri tu rispetto a quello che gli offre Mario Rossi?
Riformulo:

Perchè il cliente dovrebbe affidare a te il progetto invece che a Mario Rossi?
Riformulo:

Fai guadagnare di più tu al tuo cliente che Mario Rossi?

Ai conti, fatti, è questo il punto centrale di tutta la faccenda. Facciamo un esempio provocatorio ma efficace:

Immaginiamo di essere dei web designer molto bravi e abbiamo bisogno di rifare il nostro logo personale. E’ successo a tutti vero?

Ok, che fate?

1) Vi occupate personalmente del restyling
2) Vi affidate a un graphic designer esperto in branding?

Chi ha detto 2, è un bugiardo, a meno che non abbia una carriera davvero ben consolidata e un giro di affari tale da permettersi di delegare fuori, ad un’esperto, quello che fondamentalmente sarebbe in grado di farsi da solo.

In qualche modo anche noi, con noi stessi, siamo come i clienti che tanto critichiamo. Se possiamo farci un cosa da soli, fondamentalmente ci proviamo a farla. Un’esempio perfetto di questa situazione sono i logo fatti dagli architetti. Penso che nella mia carriera, almeno 10 dei miei clienti mi hanno passato il loro logo fatto dal cugino o sorella, architetti.

Ovviamente è lecito ma, non vedo realmente una stretta connessione tra architettura e branding. Mi risulta di fatto che un graphic designer non progetti ville o edifici. Potrebbe, ma probabilmente l’edificio crollerebbe il giorno dopo, cosi come spesso, crolla il logo realizzato da un architetto.

Amici architetti, perdonatemi, anche io ho studiato architettura, e concedetemelo, fate gli architetti, non i graphic designer.

Torniamo all’inizio

Se possiamo fare una cosa da soli, ce la facciamo da soli, a meno che, abbiamo l’assoluta certezza, che commissionare quella cosa, ci faccia guadagnare o migliorare in qualche modo il nostro business (ROI).

Quanto migliorerà il business del web designer se si rifà il logo da solo o se lo delega ad un professionista del branding? 

Da bravi creativi, cominciate a capire il punto della situazione? Cominciate a vedere intorno a cosa gira il perno dell’investimento? E’ altamente probabile che il web designer o il 3D artist in questione, pensi che il suo logo, non influisca in nessun modo sull’acquisizione dei nuovi clienti ed è per questo, che se lo fa da solo.

Domanda personale a te che leggi

Quanto sei convinto che il tuo operato farà guadagnare di più il tuo cliente? Sei convinto che rifacendo il logo al 3D artist di cui sopra, lo aiuterai a migliorare il suo business? I suoi clienti si accorgeranno della novità e avranno maggiore rispetto per l’artista e una percezione di maggiore fiducia?

Le foto che scatti ai prodotti per il tuo cliente saranno fatte così bene da far vendere più prodotti? Il volantino o il menu che hai progettato farà comprare di più rispetto a prima? La gente vorrà tornare di più nel ristorante perchè la loro esperienza sarà migliore a livello di immagine?

Quello che realizzi fa davvero differenza?

Quanto vali?

Quanto vale il tuo intervento? 100 euro, 500 euro, 1000 o 10.000 euro?

Spesso si pensa solo a quanto far pagare. Pochi pensano a quanto faranno guadagnare. A quanto il loro intervento faccia realmente la differenza. I freelance devono comprendere che siamo pagati per aiutare ad ottenere dei risultati. Specifico aiutare perchè ovviamente, non può essere il redesign di un menu a stabilire le sorti di una pizzeria…ma…do per scontato che mi sto rivolgendo ad un pubblico intelligente e che sta comprendendo di cosa sto parlando.

La prossima volta che vi chiederete, quanto vi fate pagare, provate a chiedervi, quanto vale quello che state per fare in termini pratici e vi garantisco che la risposta alla prima domanda, verrà abbastanza spontanea.

Vi linko anche un mio articolo di qualche anno fa nel quale parlo anche dei prezzi reali e come poter calcolare in modo pratico la vostra tariffa, ma fidatevi di me, partite da quanto vi ho scritto qui, in questo articolo.

Vari livelli di professione

Con la consapevolezza di quanto si vale e si fa guadagnare, si delinea il vostro livello di professione. Molti creativi agli inizi si lamentano dei clienti che pagano poco. Vi siete mai chiesti perchè i creativi di un certo livello difficilmente si lamentano?

Semplicemente perchè fanno parte i un livello di lavoro diverso, dove i problemi non sono gli stessi, che si hanno nel livello precedente.

Occhio, non detto che i problemi sono diversi, non che non ci siano. A livello di professione del tipo al quale molti aspirano di arrivare, la questione dei prezzi non si pone, ci sono infatti tariffe bene o male stabilite che possono girare tra i 250 e i 450 euro al giorno o a seconda dei progetti intorno ai 1500 euro a settimana…e a salire, verso il successivo livello che chiamiamo “big win”, perchè la, signori e signore, parliamo proprio dei veri soldi che si aggirano sui 2000 euro al giorno e via dicendo fino a grosse produzioni che superano abbondantemente le cifre a tanti zeri.

La maggior parte dei professionisti affermati viaggia a livelli di mercato umani, raggiungibili con impegno e costanza. Per chi inizia, sembrano cifre da capo giro, ma vi garantisco che è assolutamente possibile arrivare a questi livelli di soddisfazione.

Differenzazione

Per avere la piena consapevolezza del proprio valore, dovete investire nella vostra carriera, crescere aggiornarvi e sopratutto, differenziarvi. I tempi cambiano, le tecnologie pure. Chi 15 anni fa se la regnava con Quark Xpress e ha ignorato l’arrivo di InDesign, oggi probabilmente qualche martellata se la sta dando. Bisogna restare “sul pezzo” e imparare dai migliori, crescendo e migliorando, creando quel VALORE che vi possa dare la certezza che se un cliente affida un progetto a voi, potete stabilire il vostro prezzo in tutta serenità e tranquillità, per sapete, che il vostro valore aggiunto è reale e il cliente, ha solo che da guadagnare a lavorare con voi.

In questo modo si stabilisce un rapporto di collaborazione a lungo termine e non dovrete impazzire ogni mese nel cercare nuovi clienti. Nel giro di qualche anno, grazie alle vostre competenze, vi costruirete una rete di clienti che avranno piacere di lavorare con voi e, di pagarvi per quello che fate.

Decidete chi volete essere, credete in voi, e stabilite il vostro Valore.
In bocca al lupo a tutti! #dajedaje

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